Il ruolo dell’alimentazione nel benessere della persona è argomento sempre più studiato e approfondito. I benefici di una dieta equilibrata che comprenda alimenti salutari, sono stati studiati in relazione a numerose patologie: sia a scopo preventivo sia per migliorarne la sintomatologia.

 

L’aumento della conoscenza, riguardo i meccanismi che portano allo sviluppo e al mantenimento delle condizioni dolorose, ha spinto ad interrogarsi sull’importanza dell’alimentazione nei pazienti affetti da dolore persistente.

 

È risaputo che condizioni di dolore cronico richiedono, come miglior trattamento, un approccio MULTIDISCIPLINARE che comprende il coinvolgimento di diverse figure professionali operanti nel campo della salute (medico, fisioterapista, nutrizionsta, psicologo…).

Di recente si è iniziato ad interrogarsi sul SE, COME e QUANTO possa essere utile intervenire sul dolore attraverso l’assunzione di determinati alimenti.

Partendo da questo presupposto si è deciso di indagare la letteratura recente [1-2] su questo argomento. Lo scopo è quello di elaborare un punto di vista condiviso tra fisioterapista e nutrizionista riguardo alla relazione DOLORE-NUTRIZIONE.

COSA C’E’ ALLA BASE DELLA CONNESSIONE DOLORE – NUTRIZIONE:

Il razionale fisiologico alla base della relazione tra alimentazione e dolore non è ancora ben approfondito ma, ad oggi, sembra basarsi su due principali cause:

  1. Il POTENZIALE INFIAMMATORIO che ogni nutriente può avere per l’organismo (tanto che esiste una scala in grado di valutarlo il “dietray inflammatory index”). Uno stato di infiammazione cronica dell’organismo è suggerito come uno dei meccanismi alla base del dolore muscoloscheletrico cronico; infatti durante la risposta infiammatoria acuta, il tessuto rilascia biomarcatori infiammatori che attivano i nocicettori [3,4]. Se la presenza di questi biomarcatori infiammatori persiste oltre il normale tempo di guarigione, questa prolungata sensibilizzazione periferica porta a cambiamenti a livello centrale e ad un persistere del dolore [4,5]. Tale processo si sostiene essere presente in disturbi come lombalgia cronica [6], artrite reumatoide, fibromialgia [7], artrosi [8] e problematiche da sovraccarico lavorativo [9].
  2. SOVRAPPESO e OBESITÀ sono associate ad una dieta non equilibrata e sono due comorbidità che spesso si riscontrano in pazienti con sintomatologie croniche dolorose come quelle sopra riportate. Oltre a ciò si è anche osservato come la prevalenza di dolore cronico aumenti all’aumentare dell’indice di massa corporea o BMI [10] e l’intensità dei sintomi, sembra avere una relazione diretta con l’aumento del peso corporeo[11-12].

 

Per esempio dallo studio di Elma et Al. emerge come diete povere di grassi e con basse proprietà pro-infiammatorie, come diete VEGETARIANE e VEGANE e diete che si avvicinavano alla DIETA MEDITERRANEA (ricca di verdura e che utilizza prevalentemente l’olio di oliva come fonte di grassi), mostrino effetti sulla riduzione del dolore.

In particolar modo si è ottenuta una riduzione del dolore con:
  • dieta VEGANA per la FIBROMIALGIA e l’ARTRITE REUMATOIDE
  • dieta DIMAGRANTE per ARTROSI
  • dieta VEGETARIANA per DOLORE CRONICO
  • dieta FODMAP (povera di sostanze che fermentano) sempre per la fibromialgia
  • dieta PEPTIDICA sempre per l’ARTRITE REUMATOIDE

 

Lo studio di Robson et Al. ha invece indagato quanto, condizioni di sovrappeso o obesità, avessero effetti sul dolore in pazienti con ARTROSI D’ANCA, GINOCCHIO o con DOLORE DI SCHIENA. Il risultato ha mostrato come un trattamento basato sulla perdita di peso, che comprendesse anche una modifica della dieta, portasse a MIGLIORAMENTI sia nei dolori causati da ARTROSI D’ANCA sia da ARTROSI DI GINOCCHIO. Per avere un’idea di quanto peso sia necessario perdere per ottenere un cambiamento sul dolore è bene specificare che le linee guida cliniche suggeriscono una PERDITA DI PESO DEL 5-7,5% [13-14]. I benefici di tale trattamento risultavano superiori sia rispetto alla terapia standard sia al seguire solamente la dieta. Tali benefici sui sintomi non si verificano però nei pazienti affetti da DOLORE DI SCHIENA.

È bene osservare inoltre che la perdita di peso non ha dimostrato effetti rilevanti sulla disabilità, fattore rilevante nella gestione di pazienti con sintomi cronici.

Si è notato infine come l’effetto della dieta e degli esercizi comportasse un miglioramento del dolore senza però condurre ad una perdita di peso.

Come mai? Probabilmente, più che la perdita di peso, fattore determinante per ridurre il dolore è l’infiammazione sistemica. Tale osservazione risulta però necessaria di ulteriore approfondimento. Sono necessari quindi ulteriori studi ed approfondimenti sull’argomento.

Ciò che emerge dai risultati è che, seguendo una dieta a base di fibre, acidi grassi mono e polinsaturi, proteine di origine vegetale e polifenoli, si possono avere benefici sul dolore. Diete con queste caratteristiche sono per esempio quella vegana e vegetariana [1]. A questi dati si associano i benefici sulla sintomatologia dolorosa emersi da un trattamento basato su esercizi mirati e perdita di peso [2].

 

La scienza deve compiere ancora ulteriori passi, ma i risultati attualmente emersi fano trasparire quanto, l’introduzione di una corretta alimentazione, sia importante per ottenere dei miglioramenti sul solore cronico.

Il nutrizionista di conseguenza risulta un’altra figura fondamentale nella gestione del paziente con sintomatologia cronica. 

Dott. Tommaso Bienati, Fisioterapista OMPT, Co-titolare studio Fisio Isola

Tommaso Bienati, FT, OMPT, Co-titolare dello studio FISIO ISOLA  

Dott.ssa Federica Mascaretti, Biologa Nutrizionista

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